Scontro telefonico Micari-Fava. E la lite continua su Facebook

A cantarsele al telefono, nella giornata di ieri, sarebbero stati il candidato del Partito Democratico e di Alternativa Popolare e l’aspirante governatore della sinistra radicale 

PALERMO – Volano gli stracci nel centrosinistra. A cantarsele al telefono, nella giornata di ieri, sarebbero stati il candidato del Partito Democratico e di Alternativa Popolare Fabrizio Micari e l’aspirante governatore della sinistra radicale Claudio Fava.

Sul tavolo il sondaggio dell’istituto Piepoli diffuso nelle scorse ore, che assegna il 25% al vicepresidente della Commissione Nazionale Antimafia (a pari merito con Giancarlo Cancelleri del M5s), dietro Nello Musumeci saldo al comando con il 42%. Ultimo classificato, secondo la rilevazione, il Rettore dell’Università di Palermo, che raccoglierebbe soltanto l’8%. Numeri accolti con soddisfazione da Fava e scherniti dallo staff di Micari, che aveva definito il sondaggio – commissionato proprio da Fava – come “trovato nelle patatine”. 

Una frase insinuante che all’onorevole catanese proprio non era andata giù. Al punto da spingerlo a chiamare il Rettore per avere assicurazioni di una campagna elettorale educata e corretta nei toni. Ma proprio durante la telefonata i rapporti tra i due si sarebbero fatti ancora più tesi. A raccontare l’episodio, in un lungo post su Facebook, è lo stesso Fava: “Quando ieri ho letto su un’agenzia la battuta da ginnasio di un dirigente del PD che parlava del sondaggio di Piepoli come d’una frottola ‘trovata nelle patatine’ ho telefonato al Magnifico Rettore – racconta il parlamentare – Per dirgli che, pur avversari, sarei felice di conservare civiltà di parole, di modi, di argomenti. E che magari lui, il rettore, non sapeva di quel rutto prodotto dal suo staff (che adesso, peraltro, rischia una querela da Piepoli…). Ecco, mi aspettavo che il Magnifico fosse d’accordo con me, che tra gentiluomini le forme valessero più dei voti e dei sondaggi”. 

Secondo il candidato della sinistra radicale, però, la reazione di Micari sarebbe stata ben diversa: “Invece mi ha risposto con una risatina isterica: ‘E’ vero, è vero, il vostro sondaggio è una truffa!’. Come una truffa, scusi? Ma di che parla, professore? – prosegue il racconto di Fava – ‘Truffa, inganno, raggiro… Tanto ci vedremo il 5 novembre!’. Allora ho capito. Che non esiste cortesia di modi nè civiltà di parole se la campagna elettorale fa suonare la tua corda pazza. Che puoi fare il Rettore ed essere pure Magnifico ma se lasci che l’animo venga avvelenato dalle tossine diventi uno dei tanti che sa solo sputare contumelie in faccia all’avversario”.

Pochi minuti fa Fabrizio Micari è intervenuto sempre su Facebook dando la sua versione dell’accaduto: “Ho letto ieri un post di Claudio Fava nel quale ha riportato tra virgolette alcune frasi attribuite al sottoscritto che smentisco categoricamente – scrive il candidato del centrosinistra – Nel corso di quella telefonata, che ritenevo privata, mi sono limitato ad esprimere le mie profonde perplessità su sondaggi effettuati in questa fase della campagna elettorale, senza tenere conto delle coalizioni a supporto dei candidati, e per di più effettuati su un campione limitato dal punto di vista numerico. Mi spiace che il richiamo alla ‘sfida gentile’ non sia stato accolto e che la povertà di proposte e programmi spinga qualche candidato spostare il confronto sul terreno della rissa”.

Soltanto gli interessati sanno davvero cosa sia stato detto durante la telefonata. Come che sia, il derby a sinistra promette scintille. All’indomani del 5 novembre, oltre a conoscere il nome del nuovo presidente, si saprà anche quale anima dello schieramento avrà prevalso. 

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