I segreti di monsignor La Piana, Fittipaldi: “La sua storia d’amore con il dottor B”

Il testamento, la lettera, il segreto indicibile taciuto per anni e adesso improvvisamente rivelato

MESSINA – Il testamento, la lettera, il segreto indicibile taciuto per anni e adesso improvvisamente rivelato. Sarebbero questi gli elementi principali della storia del dottor B., contenuta nel nuovo libro di Emiliano Fittipaldi “Lussuria” (Feltrinelli), dedicato a “peccati scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini”. Uomini come l’ex arcivescovo di Messina Calogero La Piana, che del dottor B. sarebbe stato amante oltre che erede universale.

Famoso per le rivelazioni contenute in “Avarizia”, che lo avevano condotto alla sbarra in un processo in Vaticano, Fittipaldi ritorna sul suo core business dedicando un volume alle prurigini dei monsignori. Il caso di La Piana, è raccontato oggi dallo stesso Fittipaldi su L’espresso on line, usato come “lancio” del suo libro.

Il racconto inizia nel 2015 con le sue dimissioni dall’Arcidiocesi di Messina: «Nel pieno delle funzioni di governo, improvvisamente, il 24 settembre del 2015 Calogero detto “Lillo” annuncia ai fedeli sgomenti di aver dato nelle mani di Francesco rinuncia irrevocabile al mandato pastorale della diocesi – annota Fittipaldi – Motivo ufficiale delle dimissioni, spiega la sala stampa vaticana, le difficili condizioni di salute del monsignore. Nient’altro. “Questa Chiesa è stata distrutta, così come la mia famiglia e chi mi sta vicino. Ho servito la città come ho potuto ma non la lascio bene”, attaccò durante una conferenza stampa due giorni dopo aver dato la ferale notizia».

«In realtà – continua il giornalista – le dimissioni – più che alla salute – sono dovute all’incredibile vicenda, iniziata qualche anno prima, che ruota attorno all’eredità del dottor B. Un uomo mai sposato e senza figli, da sempre devoto alla Madonna e alle gerarchie ecclesiastiche della città che, essendosi ammalato gravemente, scrive un testamento olografo davanti al notaio. Dopo aver deciso di regalare uno dei suoi appartamenti a una lontana parente e una cospicua somma di denaro divisa tra parenti di secondo e terzo grado, nomina erede universale del suo considerevole patrimonio un suo carissimo amico. Un grande appartamento «con tutto il suo contenuto», «due posti auto», «presepi antichi, quadri di carattere religioso, orologi antichi, icone e statue della Madonna… L’erede universale dovrà poi vendere i gioielli, gli avori, l’argenteria, gli investimenti bancari, titoli, azioni, conti correnti e quant’altro depositato negli istituti bancari e il ricavato per desiderio di mia madre dovrà essere diviso tra Medici senza Frontiere, Casa generale delle suore missionarie di Calcutta e i missionari carmelitani».

Ma qualcosa nella mente del dottor B. spinge per venire alla luce e così poco tempo dopo l’uomo decide di modificare il testamento in favore dell’arcivescovo di Messina: “L’uomo – ormai allo stremo delle forze – decide di tornare davanti al notaio. Per rifare il testamento pubblico. Chiama due testimoni, davanti ai quali scrive di revocare «l’istituzione d’erede universale contenuta nel testamento olografo, e la nomina del medesimo e del di lui padre a esecutore testamentario. Istituisco erede universale monsignor Calogero La Piana, il quale sarà tenuto ad adempiere tutti gli oneri da me indicati nel più volte citato testamento olografo”. La Piana prende il posto del prediletto amico anche come esecutore testamentario. Il lascito è milionario, e diventerà esecutivo qualche settimana più tardi, quando il dottore muore».

Fin qui nulla di speciale: sono molti gli uomini che giunti al termine del loro percorso terreno decidono di affidare la “roba” alla Chiesa o a particolari persone fisiche o giuridiche all’interno della stessa. Nel caso del dottor B., però, ci sarebbe di più: un biglietto che Fittipaldi sarebbe in grado di produrre, dal contenuto fin troppo eloquente: «Con questa lettera voglio comunicare che ho avuto con monsignor Calogero La Piana un rapporto bellissimo di rapporti omosessuali che ho tenuto segreto per molti anni, ma penso che ora sia il caso di manifestarli, dato il caso particolare del momento in cui ci troviamo, che potrebbe farli cadere nell’oblio. Questa lettera esporla e farla conoscere in caso di necessità per non far cadere tutto nell’oblio. Gli incontri avvenivano dopo le 22 o le 22 e 30 nel mio studio e spesso è stato incontrato dai miei vicini, dopo le 22, o le 22 e 30».

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