Ciancio estraneo è un sollievo per la città

Una parte importante della storia cittadina, quella incarnata dall’85enne editore-direttore de La Sicilia, si sgrava dai sospetti degli ultimi anni

Ciancio

CATANIA – “Mere intuizioni o generici sospetti”. In ogni caso, nulla che possa provare rapporti diretti tra Raffaele Lombardo e Mario Ciancio Sanfilippo nel filone “varianti urbanistiche” del processo a carico dell’ex Presidente della Regione Siciliana. E’ tutta un’altra storia quella raccontata nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Catania che lo scorso 31 marzo ha assolto Lombardo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, condannandolo a due anni per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza. Una storia diversa da quella dell’editore-padrone della città, che secondo l’accusa avrebbe brigato con il leader dell’Mpa per ottenere la costruzione di alcuni ipermercati e complessi residenziali su terreni di sua proprietà, resi edificabili da varianti ad hoc nel piano regolatore.

Nel mirino degli inquirenti quello che per la stampa e l’opinione pubblica sarebbe diventato il “sistema Ciancio”, la cui narrazione ha prevalso per anni sconfinando anche dagli esiti del processo Lombardo e di quello per concorso esterno a carico dell’imprenditore. Il gruppo che fa capo all’editore-direttore del quotidiano La Sicilia, secondo le accuse, avrebbe acquistato alcuni appezzamenti agricoli “nella prospettiva di ottenerne la variazione di destinazione urbanistica, e poi realizzare elevati guadagni con la plusvalenza della proprietà”. Ricostruzioni demolite dalla sentenza della Corte d’Appello, secondo cui relativamente ai centri commerciali Tenutella, Playa e Porte di Catania “non ci sono elementi probatori certi e univoci” che possano testimoniare uno scambio di favori tra Ciancio e Lombardo.

I giudici della Terza Sezione penale riscrivono la storia dei centri commerciali proliferati negli ultimi anni nell’hinterland catanese. A cominciare dalle “Porte di Catania”, dove a smentire l’impianto accusatorio sull’affidamento dei lavori all’imprenditore Vincenzo Basilottacondannato in primo e secondo grado per mafia, accuse cadute in Cassazione – interviene una nota dei Ros del 24 dicembre del 2013. Secondo i Reparti Operativi Speciali, l’editore non avrebbe avuto alcun interesse a favorire l’assegnazione dei lavori non essendo più proprietario dei terreni dal 27 aprile 2007, giorno in cui aveva venduto le quote. Ma le motivazioni della Corte d’appello demoliscono anche gli altri casi all’attenzione degli inquirenti.

Nessuna interlocuzione diretta tra Ciancio e Lombardo per il centro commerciale da costruirsi in contrada Tenutella, mentre per il centro residenziale per i militari USA in contrada Xirumi – mai realizzato – la sentenza specifica come le dichiarazioni di Rosario Di Dio smentiscano che lo stesso Basilotta abbia lavorato nei terreni di Ciancio, definendo “carente” la prova che Lombardo volesse favorire l’imprenditore. Sul parcheggio Sanzio, poi, l’interesse dell’ex governatore sarebbe stato esclusivamente politico, mentre il caso della Playa non ha alcune rilevanza processuale. Per quanto riguarda la Safab, infine, viene smentito che l’associazione mafiosa abbia avvicinato l’impresa.

Tutta un’altra storia rispetto a quella raccontata negli ultimi anni. Quella secondo cui “il modus operandi e la presenza di elementi vicini alla mafia fanno ritenere con un elevato coefficiente di probabilità che lo stesso Ciancio fosse soggetto assai vicino al detto sodalizio”. Una parte importante dell’identità cittadina, quella incarnata dall’ottantacinquenne editore del gruppo editoriale più importante della Sicilia, si sgrava dai sospetti. Che questa storia sia una storia pulita – in attesa del processo a carico dell’imprenditore, per il quale due volte è stata chiesta l’archiviazione – non può non sollevare i catanesi. 

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