Setta degli orrori, Diocesi istituisce una Commissione

La decisione del Vescovo di Acireale Raspanti in merito all’inchiesta sull’“Associazione Cattolica Cultura ed Ambiente” di Aci Bonaccorsi. Le parole a Tribù: “So qual è il mio compito”

Commissione

ACIREALE – Una commissione per “raccogliere elementi utili a fare chiarezza sulla eventuale violazione del sigillo sacramentale e su tutto ciò che concerne la materia ecclesiale, morale e dottrinale dei fatti occorsi”. E’ la decisione del Vescovo di Acireale Antonino Raspanti in merito all’inchiesta sulla “Associazione Cattolica Cultura ed Ambiente” di Lavina ad Aci Bonaccorsi, che nei giorni scorsi aveva sconvolto i fedeli bonaccorsesi e di tutto l’hinterland catanese trovando spazio anche sulle cronache nazionali.

I fatti sono noti: il “guru” della congregazione Pietro Alfio Capuana è stato arrestato con l’accusa di violenze sessuali su alcune minori comunità, mentre tre donne erano finite ai domiciliari per aver procacciato le vittime all’orco. Una vicenda sordida, resa ancor più inquietante dai contorni “mistici” di cui il santone e le donne ammantavano le loro malefatte. Nell’indagine sono coinvolti anche l’ex assessore regionale Mimmo Rotella, marito di una delle arrestate, il presidente dell’associazione Salvatore Torrisi e il sacerdote don Orazio Caputo. L’accusa per i tre è di favoreggiamento, per aver rivelato le indagini approfittando di una confessione resa a don Caputo che avrebbe così violato il segreto sacramentale. Dalle intercettazioni diffuse dagli organi di stampa, inoltre, emergerebbe il ruolo di altri religiosi.

Proprio su questi aspetti si concentrerà la Commissione voluta dal Vescovo Raspanti. Il prelato, si legge nella nota diffusa dalla Diocesi, “ribadisce che la natura dell’Associazione in questione è civile, condanna ogni forma di ambiguità tesa a disorientare i fedeli su ciò che può essere definito religioso e ciò che invece appartiene alla sfera della perversione, esprime ancora una volta dolore e solidarietà verso tutte le vittime, sia in quanto abusate, sia in quanto gravemente ingannate ed offese. Come previsto dal Codice di diritto canonico al can. 1399 quanti si macchiano di gravi crimini e danno occasione di scandalo incorrono in pesanti pene canoniche, quali l’esclusione dai sacramenti”.

Contattato da Tribù a poche ore dallo scoppio del caso, il Vescovo Raspanti aveva scelto la via della prudenza: “Sono cose che dobbiamo vedere, sulle chiacchiere di uno o di un altro non abbiamo niente da dire – aveva detto il prelato – Siccome le carte non le ho mai viste, qualcuno me le faccia vedere. Quando si diranno cose più precise faremo dichiarazioni”. Nessun commento sulle dichiarazioni diffuse dagli organi di stampa: “Il virgolettato non mi rappresenta certamente nulla, i magistrati mi mandino i fogli e mi dicano ufficialmente. Sulle vostre notizie io dovrei iniziare a dire e non dire, a pensare a non pensare, lei capisce…”.

Oggi la decisione di intervenire con un’apposita commissione, che sarà presieduta dal Vicario generale Mons. Giovanni Mammino, e secondo quanto comunicato dalla Curia avrà il compito di “tutelare tutti quei fedeli che hanno subìto un torto o sono stati lesi nei propri diritti”. “Quanti ritengono di essere a conoscenza di elementi utili – prosegue la sede vescovile – rilasciare alla Commissione la propria dichiarazione o testimonianza concordandone le modalità scrivendo ad una delle seguenti e- mail: vicariogenerale@diocesiacireale.it – cancelliere@diocesiacireale.it. Ribadendo piena fiducia nel lavoro della Magistratura, si auspica che si possa giungere nel minor tempo possibile all’accertamento di ogni responsabilità”.

COMUNICAZIONE VESCOVO RASPANTI

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