Setta degli orrori, che fine ha fatto il “tesoro” del guru?

Su Cronaca Vera inquietanti dettagli sui soldi dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente e sugli abusi commessi da Capuana e dalle “apostole”

tesoro

ACI BONACCORSI (CATANIA) – Che fine ha fatto il “tesoro” della “setta degli orrori”? A chiederselo, nel numero di Cronaca Vera in edicola questa settimana, è il giornalista Giuliano Rotondi, che ricostruendo le vicende dei presunti abusi sessuali nella comunità di Aci Bonaccorsi – che sarebbero stati commessi dal “guru” Pietro Capuana con la complicità delle “apostole” Rosaria Giuffrida, Fabiola Racita e Katia Concetta Scarpignato – torna su un punto già sottolineato dagli inquirenti alla presentazione dell’indagine.

Ovvero sul patrimonio dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente, regolarmente registrata alla Camera di Commercio come azienda destinata alla “coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo”.

Ma alla base del “tesoro” dell’associazione “ACCA” non ci sarebbe soltanto l’agricoltura. “Durante le perquisizioni sono spuntati fuori 60.000 euro in contanti – ricorda Rotondi su Cronaca Verama atteso che l’iscrizione all’associazione costava 150 euro (da pagare anche a rate) e moltiplicando per gli almeno 5.000 iscritti, che fine hanno fatto 750.000 euro?”.

Un mucchio di soldi, attribuibili soltanto alla “quota” che gli iscritti pagavano per entrare nella comunità fondata dallo scomparso padre Stefano Cavalli, da anni gestita da Capuana che pur non essendo un prete fungeva da “guida spirituale” della setta con i risolti osceni svelati dalle indagini. Che nelle scorse settimane avevano portato alla luce dettagli ulteriori, con una rete di complicità e silenzi che sarebbe andata oltre le quattro persone arrestate per aver commesso e favorito gli abusi.

A quanto risulta tra gli indagati figurano anche l’ex Assessore regionale Domenico Rotella, l’ex presidente dell’associazione “ACCA” Salvatore Torrisi e il sacerdote Orazio Caputo, che avrebbe violato il segreto confessionale rivelando l’esistenza di denunce a carico di Capuana. Una vicenda sordida su cui anche la Curia acese, su disposizione del Vescovo Antonino Raspanti, ha deciso di aprire una Commissione di inchiesta a tutela dei fedeli della comunità

Una brutta vicenda, il cui aspetto economico non meriterebbe minore attenzione. L’associazione avrebbe maneggiato cifre quantomeno a cinque zeri ed è lecito interrogarsi su che fine abbia fatto questo “tesoro” e su chi ne abbia in questo momento l’effettiva gestione, posto che la tesoriera della Comunità Rosaria Giuffrida – moglie di Mimmo Rotella e nipote del fondatore padre Cavalli – è tra le “apostole” finite agli arresti domiciliari con l’accusa di avere procacciato le giovani a  Capuana.

Proprio gli abusi restano l’aspetto più inquietante della vicenda, per le modalità in cui sarebbero stati svolti e l’aura “mistica” che secondo gli inquirenti avrebbe avvolto la figura del “guru”, tale da indurre le stesse madri ad offrire le figliolette vergini agli appetiti dell’orco. Che avrebbe venduto detti rapporti come “amore dall’alto”.

“Il rapporto sessuale non come atto fisico, dunque, ma come atto di amore lindo e pulito – annota Rotondi nel suo servizio – Così plagiate sei minorenni, tre delle quali hanno ormai raggiunto la maggiore età, sarebbero state sottoposte da Capuana a giochi erotici, cui avrebbero partecipato anche donne adulte. Quelle stesse che convincevano le bambine a ‘donarsi’ al santone in nome di quel Dio che nella setta, di questo siamo sicuri, non c’è mai stato. Ieri come oggi”.

Una certezza condivisibile, quella del cronista, che conclude l’articolo riportando un’inquietante testimonianza fornita da un “noto personaggio catanese” settantanovenne, C.R.: “Due delle mie figlie sono state plagiate, adesso spero che stiano distanti da quel mostro che ci ha rovinato la vita”. Mostro che nella foto che accompagna il servi è mostrato sorridente e circondato dall’affetto di numerosi bambini. 

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  • Mi permetto di considerare il fatto che ancora non sono saltati fuori tutti i nomi degli altri “vicini” al Capuana e che per gli incarichi che ricoprivano non potevano non sapere ciò che l’indagine ha portato alla luce.
    Ritengo inoltre che siano state fatte, o sono in corso di accertamento le dovute verifiche sui conti correnti dell’arrestato e delle altre tre donne ai domiciliari.
    Però penso che solo quattro persone siano troppo poche per una responsabilità del genere, soprattutto patrimoniale.
    Viene quindi spontaneo chiedersi dove siano gli altri responsabili.
    Sarebbe opportuno eseguire accertamenti tramite ovviamente autorizzazione dell’autorità competente anche sui profili di carattere bancario di tutti coloro che vivono nella stessa palazzina dove risiedeva l’arrestato ed approfondire i rapporti che intercorrevano tra quest’ultimo e gli stessi.

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