Catania, verso la sfida tra Pogliese e Sudano

Sullo sfondo della partita per Palazzo d’Orleans i partiti aggiustano il tiro per le Amministrative catanesi 

Ci sono le Amministrative catanesi dietro le manovre delle ultime ore per la scelta dei candidati per le Regionali del prossimo novembre. Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla corsa a Palazzo d’Orleans e sui nomi portati dai rispettivi schieramenti, infatti, la politica siciliana gioca d’anticipo e sistema già le carte per una delle partite più delicate del 2018. Quella per il governo della seconda città più popolosa dell’isola – la decima italiana – che a giugno del prossimo anno vedrà scadere il mandato del sindaco Enzo Bianco.

Il primo candidato alla successione, ovviamente, è il sindaco stesso. Come annunciato in svariate occasioni, l’ex ministro dell’Interno ha tutte le intenzioni di ricandidarsi per quello che sarebbe il quinto mandato alla guida della città. Era il 1988 quando il giovane avvocato repubblicano entrava per la prima volta a Palazzo degli Elefanti come primo cittadino. Esattamente trent’anni dopo, Bianco vorrebbe riprovarci. Ma non tutti sarebbero convinti che il sindaco abbia l’appeal di sempre, che abbia conservato lo smalto. Anche dentro il suo partito.

Da qualche giorno i manifesti elettorali avvertono che tra i candidati del PD al rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana ci sarà l’onorevole Luca Sammartino, campione di preferenze già nel 2012 e oggi di nuovo in corsa per Palazzo dei Normanni. Non si ricandida invece l’onorevole Valeria Sudano, che con Sammartino aveva avviato un riuscito ticket politico-elettorale già da qualche anno. La rinuncia dipende dal dimagrimento del collegio di Catania, che con la nuova legge elettorale dovrebbe portare all’ARS soltanto tre deputati dem (in campo, oltre a Sammartino, ci sono già Anthony Barbagallo e Angelo Villari). Meglio dunque non pestarsi i piedi. Ma come dicono i bene informati, alla base della scelta della nipote del senatore Mimmo Sudano ci sarebbe la volontà di candidarsi a Palazzo degli Elefanti, scalzando Bianco dal suo ruolo storico.

Una manovra, quella al vaglio di una parte del PD, che potrebbe finire per spaccare il partito. Il peso di Bianco in seno ai democratici è certo non trascurabile, e il suo nome era stato fatto in tempi non sospetti per la stessa Presidenza della Regione. Ma anche il patrimonio di voti della Sudano e dello zio Mimmo ai piedi dell’Etna conta, e parecchio. Dilaniato tra due candidature di peso – a meno che Bianco non accetti di fare un passo indietro – il PD catanese potrebbe aprire le porte al candidato sindaco dello schieramento opposto. Anch’egli fotografato nettamente dalle vicende politiche regionali degli ultimi giorni.

La candidatura di Nello Musumeci per il centrodestra unito, dopo essere stata in bilico per settimane, si è sbloccata con l’endorsement dell’eurodeputato Salvo Pogliese, che in una nota di qualche giorno fa aveva invitato Forza Italia a convergere sull’ex Presidente della Provincia di Catania. Un appello accolto dal partito, che dopo un lungo tira e molla dovrebbe ufficializzare nella giornata di oggi il sostegno a Musumeci. Che tale decisione arrivi dopo le parole di Pogliese pare significativo. L’altra ipotesi di candidatura in mano a Forza Italia, a questo punto, non era forse il professor Gaetano Armao ma lo stesso europarlamentare. Che ha evidentemente rinunciato, in vista di una candidatura nella sua Catania nel 2018.

Pogliese conta su un patrimonio di voti ingente ai piedi dell’Etna, come dimostrato dalle preferenza raccolte alle ultime regionali e alle successive europee. La corsa a sindaco è dunque ampiamente alla sua portata, tanto da rinunciare alle lusinghe di una candidatura a Palazzo d’Orleans. Con l’incognita permanente del candidato del Movimento Cinque Stelle a Catania – a meno di un anno dal voto non si muove foglia – la situazione per le Amministrative catanesi pare chiara. A cercare di rovesciare il vecchio sindaco saranno Sudano e Pogliese. Sulla scorta dei propri voti e della propria ambizione. Ma per amministrare la decima città italiana servono anche giudizio e capacità di governo. Speriamo bene.

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