“Solo andata”: la sagrestia diventa teatro in nome delle migrazioni

Con l’opera di Erri De Luca parte la nuova rassegna dello Stabile: “Altrove. Il teatro va in città”

san nicola l'arena angelo d'agosta

CATANIA – “Non potete contarci, se contati aumentiamo. Figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco”.
Una voce squarcia il silenzio sacro della sagrestia lignea. Siamo in uno degli angoli meno noti della Chiesa San Nicola l’Arena.

L’atmosfera è densa, riecheggia l’urlo inascoltato di un popolo condannato al viaggio di Sola andata: il popolo dei profughi africani. A dargli voce è il romanzo in versi scritto da Erri De Luca e messo in scena dal regista Angelo D’Agosta.

Parte così la nuova rassegna del Teatro Stabile. Altrove. E’ lì che vuole condurre i suoi spettatori: oltre le mura di ciò che sbadatamente chiamiamo “teatro”. Nei luoghi storici della città, un percorso mappato della nostra identità, come catanesi ma, soprattutto, come uomini.

Di questo vuole parlarci il progetto ideato dal regista Giovanni Anfuso: di temi sociali e civili che, pur avendo monopolizzato la cronaca, sono in realtà senza tempo. E hanno ancora molto da dirci. Migrazione, potere, parità di genere, violenza sulle donne. Il teatro come atto di civiltà, di risveglio, di incontro. Un teatro che, appunto, “va in città”.

Quindi, cosa serve per fare teatro? “Una storia, qualcuno che la racconti e qualcun altro disposto ad ascoltarla”. A risponderci è Angelo D’Agosta, giovane attore, regista e autore teatrale catanese.

Noi abbiamo scelto di ascoltarla, incantati dalla Signora delle Maree, Madonna spettatrice di una tragedia senza tempo.
Il dramma delle cifre. Quei flussi migratori africani che non recitano copioni, ma che sui giornali sguinzagliano numeri. Somme stanziate, finanziamenti da pretendere, immigrati da distribuire, punti percentuali guadagnati per politiche fredde e grigie.

Mentre contiamo le cifre, dimentichiamo i sopravvissuti: quelli che bypassiamo velocemente perché “fortunati”. L’amore, la separazione, la sopravvivenza, l’avidità della vita. Tutto va in scena. Una barca come volano, un’isola – la Sicilia – che diventa prigione, bloccata dalle onde che da tutto separano: dal passato e dal futuro.

E’ così che questo viaggio artistico schiaffeggia ogni nostra certezza, risucchiandoci nei cori d’ispirazione greca dove mantra e preghiere si fondono. E’ un invito alla consacrazione della vita e del movimento come evoluzione.

Nello spettacolo diretto da Angelo D’Agosta, infatti, va in scena l’essenza stessa di tutte le migrazioni: “Fermi ci si involve”, ci dice. Ha esordito ieri e andrà in scena anche stasera, domani e dal 22 al 26 marzo. Perchè assistere a “Solo Andata”? “Perché è un bello spettacolo  – sorride il regista – e anche perché andare a teatro è sempre un atto di civiltà”.
E noi, siamo indubbiamente d’accordo.

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