Palermo, sorveglianza speciale per Nino Dina

Lo ha stabilito la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, che contesta all’ex deputato regionale rapporti con esponenti di Cosa nostra

Dina

PALERMO – Nino Dina, deputato ARS per quattro legislature, è “socialmente pericoloso”. Lo ha stabilito la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, che contesta all’ex onorevole rapporti con esponenti di Cosa nostra. Per questa ragione il Collegio presieduto da Luigi Petrucci ha stabilito la sorveglianza speciale per un anno e sei mesi a carico dell’ex deputato. Dina dovrà rientrare a casa entro le 20.30 di sera e non potrà uscire prima delle 7.00 del mattino. Inoltre non potrà partecipare a riunioni pubbliche e dovrà recarsi a firmare periodicamente in commissariato.

E’ la prima volta che un provvedimento simile colpisce un esponente dell’Assemblea Regionale Siciliana. La richiesta dei magistrati della Procura di Palermo sarebbe stata ancora più restrittiva, con l’obbligo di dimora per quattro anni. I giudici hanno optato invece per la sorveglianza speciale. All’origine del provvedimento per Dina – che poche settimane fa aveva annunciato le sue dimissioni dall’ARS e la volontà di non ricandidarsi alle elezioni regionali del 5 novembre – le inchieste che negli ultimi anni lo hanno coinvolto, dalle quali era sempre uscito “pulito”. A carico del politico palermitano anche due processi in corso, per corruzione elettorale e per finanziamento illecito ai partiti.

La Procura di Palermo aveva chiesto l’applicazione delle misure di prevenzione personali nei confronti dello storico esponente dell’Udc, iscritto poi al Gruppo misto. Le dimissioni di Dina da Palazzo dei Normanni non sono state sufficienti ad evitare  il provvedimento. Una decisione contestata dai legali di Dina, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano: “Siamo rimasti sorpresi del provvedimento che ovviamente impugneremo nella convinzione che non sussistano i presupposti per l’applicazione di alcuna misura di prevenzione nei riguardi dell’onorevole Dina. Lo stesso Tribunale, infatti, valorizza essenzialmente fatti assai risalenti nel tempo, addirittura datati al 2003, e accertando al tempo stesso la insussistenza di ‘concreti favori resi al sodalizio'”. 

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