Se sparare a un migrante è solo un gioco

Il fuoco incrociato di propaganda può far impazzire un adulto. Figuriamoci un preadolescente dalla mente ancora duttile

Quando iniziò la guerra in Iraq, nel 2003, avevo undici anni. Sui giornali e in televisione non si parlava d’altro. Ed io guardavo la televisione. E metabolizzavo l’urgenza del conflitto, ed essendo un bambino la trasformavo in gioco. Immaginavo nella mia mente la cartina dell’Iraq, le nostre posizioni e quelle di Saddam, scandagliavo il paese in cerca dei depositi di armi chimiche (sic!) organizzavo assalti e agguati che ci avrebbero permesso – a noi buoni – di prevalere su quell’infame dittatore.

Ero entrato in pieno nella logica dello scontro di civiltà. La nostra operosa, libera, moderna. La loro indolente, tirannica, arretrata. In parole povere se mi fosse capitato un iracheno o genericamente un musulmano sotto tiro l’avrei accoppato molto volentieri. Ma non per avercela con lui. Perché a questo stavamo giocando, io la società la politica l’informazione. E se mi avessero fermato dopo il delitto avrei risposto esattamente così: “Era solo un gioco”.

Per questo mi sorprende ben poco che i ragazzini fermati per aver sparato a salve ad un nero, lo scorso 2 agosto a Vicofaro, nel pistoiese, abbiano dato la stessa risposta. Gli stiamo insegnando questo, sui giornali in televisione e ora sopratutto sui social. Gli stiamo spiegando che di migranti – e migranti vuol dire innanzitutto neri – si può parlare con leggerezza, superficialità e approssimazione. Che il dramma si può liquidare con una battuta. Che più che risolvere il problema conta il prevalere di una posizione sull’altra, che sia “sovranista” o “buonista”. E che in questo momento i “sovranisti” stanno vincendo.

Questo fuoco incrociato di propaganda può far impazzire un adulto, è già successo. Figuriamoci un preadolescente dalla mente ancora duttile. Dalla personalità in formazione, istintuale, territoriale e tendenzialmente aggressiva. Nessuna sorpresa dunque che avvengano episodi come quello di Vicofaro, e che i responsabili una volta beccati parlino di goliardata. E’ così che gli stiamo insegnando a trattare il tema. Come un gioco. Ma ancora non ci siamo resi conto di quanto possa diventare crudele.

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