Stalking, parla l’esperto: “Così tanti innocenti rischiano il carcere”

L’intervista al professore Ernesto Mangiapane, fondatore e presidente della Orizzonti Onlus

 

CATANIA – Tutti ne parlano ma pochi sanno di cosa si tratti. Femminicidio, stalking, mobbing. Termini attuali e frequentissimi. Espressioni di drammi quotidiani ma, talvolta, anche di errori e malafede.

Quante forme di persecuzioni esistono? E come distinguerle? Chi sono le false vittime? Per rispondere a queste domande è nata la diossologia e, per chiarire i nostri dubbi sul tema, abbiamo intervistato uno dei maggiori esperti in Italia: il professore Ernesto Mangiapane, fondatore e presidente della Orizzonti Onlus.

“Oggi è diventato tutto stalking: una lite, uno schiaffo, un’antipatia. Dobbiamo fare chiarezza perché, mentre le forze dell’ordine ricevono segnalazioni e denunce, c’è qualcun altro che muore. È necessario usare delle metodologie precise e dei protocolli uguali su tutto il territorio nazionale per catalogare le violenze. È questo il nostro obiettivo”.

Quando si parla di persecuzioni, il primo errore è fare di tutta l’erba un fascio. “In un caso ad Agrigento, entrambi i coniugi si erano denunciati a vicenda per stalking. Una condizione chiaramente falsata”, sottolinea Mangiapane.

La violenza è tanto visibile quanto incompresa. L’opinione pubblica, infatti, riconosce soltanto quella sessuale, fisica e psicologica. Ma in realtà, ci sono anche quella sociale ed economica. “Immaginiamo un marito che costringe la moglie a dipendere economicamente da lui o che le vieta di avere contatti con chiunque altro, persino con la famiglia” ci spiega l’esperto.

A rendere più complesso il quadro, anche le Intrusioni Relazionali Ossessive. Cioè, quando un compagno non minaccia né attua azioni violente ma tenta in modo invasivo di riallacciare i rapporti. Regali, atti eclatanti, ostentata disperazione: tutti atteggiamenti da monitorare perché potrebbero sfociare in stalking ma ancora non lo sono.

Ci sono poi le false vittime. “Tanti pensano di essere perseguitati, ma non è così. Rischiamo di far andare in carcere persone innocenti. Le vere vittime di stalking hanno difficoltà ad uscire di casa, cambiano abitudini e lavoro, provano ansia e crisi di panico. Quando non si ha nessuno di questi problemi, dubitiamo della veridicità della testimonianza. Alcuni lo fanno in malafede, per vendetta, altri per ignoranza”.

La diossologia fissa 7 parametri per riconoscere la persecuzione: l’ambiente in cui si verifica (mobbing, straining, stalking, nonnismo, bullismo); la frequenza e la durata delle azioni subite dalla vittima (nello stalking, per esempio, la durata minima è di 3 mesi); la tipologia (inseguimenti, molestie, insulti); il dislivello psicologico ed emotivo tra i due soggetti (il perseguitato è sempre assoggettato); l‘intento persecutorio (lo scopo che il persecutore vuole raggiungere) e l’andamento delle situazioni con le relative conseguenze.

Le violenze familiari sono cambiate nel tempo? Oppure l’informazione 2.0 e i neologismi cambiano il volto a una violenza sempre uguale a se stessa? Mangiapane ci risponde così.
“La legge sul femminicidio in realtà ha cambiato poco. Le donne denunciano un po di più: c’è stato un aumento dall’8% al 12% ma c’è ancora molto da fare e bisogna partire da noi stessi. Se aiutiamo anche i persecutori, stiamo aiutando anche le vittime”.

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