Stato-mafia, Graviano: “Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia…”

Il boss di Brancaccio intercettato in carcere a colloquio con un altro detenuto

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PALERMO – “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia … per questo c’è stata l’urgenza. Lui voleva scendere … però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. A parlare è il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, intercettato mentre parla con un altro detenuto, Umberto Adinolfi, con cui il capo mafia trascorreva l’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno.

Quella che tira in ballo il leader di Forza Italia, è una delle 32 intercettazioni depositate agli atti del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, in corso davanti alla Corte d’Assise di Palermo. Graviano, intercettato in carcere per quasi un anno, parla anche della stragi del ’93, escludendo la matrice mafiosa. “Poi nel ’93 ci sono state altre stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia. Allora il governo ha deciso di allentare il 41 bis, poi è la situazione che hanno levato pure i 450″, dice il boss, alludendo alla decisione, presa nel novembre del ’93, di revocare il carcere duro per 450 mafiosi. Un passaggio che per i pm dimostrerebbe come tra gli oggetti della cosiddetta trattativa Stato-mafia ci fosse l’allentamento del carcere duro per sospendere le stragi.

A proposito dell’ex premier, il boss di Brancaccio dice ancora ad Adinolfi: “Berlusconi quando ha iniziato negli anni ’70 ha iniziato con i piedi giusti, mettiamoci la fortuna che si è ritrovato ad essere quello che è. Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore”.

E ancora. “Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta … alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso … e tu mi stai facendo morire in galera senza che io abbia fatto niente”, afferma ancora Graviano inveendo, secondo i Pm, sempre contro Silvio Berlusconi.

I colloqui di Graviano fanno parte dell’attività integrativa d’indagine disposta dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Nino Di Matteo, Roberto Del Bene e Roberto Tartaglia. Un fascicolo composto da migliaia di pagine di intercettazioni che ha portato all’iscrizione del boss di Brancaccio nel registro degli indagati con le accuse di minaccia a corpo politico dello Stato in concorso con altri boss: è il reato contestato ai dieci imputati del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

Le intercettazioni sono state contestate a Graviano nel corso di un interrogatorio che si è svolto il 28 marzo scorso. I Pm gli hanno chiesto spiegazioni su alcuni passaggi delle conversazioni registrate dalle microspie. Il boss, secondo quanto riporta Repubblica.it, si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, non sono in grado di affrontare un interrogatorio”. Ma ha lanciato però un messaggio: “Quando sarò in condizione sarò io stesso a cercarvi, per chiarirvi alcune cose che mi avete detto”.

“Dalle intercettazioni ambientali di Giuseppe Graviano, depositate dalla Procura di Palermo, composte da migliaia di pagine, corrispondenti a centinaia di ore di captazioni, vengono enucleate poche parole decontestualizzate che si riferirebbero asseritamente a Berlusconi”, scrive in una nota l’avvocato Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia. “Tale interpretazione – aggiunge – è destituita di ogni fondamento non avendo mai avuto alcun contatto il Presidente Berlusconi né diretto né indiretto con il signor Graviano”

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