Stato-mafia, periti della Scientifica: “Il papello non è manomesso”

“Nessuna manomissione del papello”. I periti smentirebbe la sentenza che ha assolto l’ex ministro Calogero Mannino

“Non c’è nessuna traccia di manipolazione” nel cosiddetto papello, cioè il biglietto contenente le presunte richieste che Cosa Nostra avrebbe avanzato nel 1992 allo Stato per porre fine alle stragi.

Ad affermarlo senza alcun dubbio, durante il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, sono gli esperti del Servizio centrale della polizia Scientifica di Roma, Annamaria Caputo, Sara Falconi, Maria Vincenza Caria e Marco Pagano.

Gli autori degli accertamenti tecnici, effettuati su 48 documenti offerti o sequestrati a Massimo Ciancimino – di cui 16 originali e 32 in fotocopia – rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, smentirebbero così la sentenza che ha assolto l’ex ministro Dc Calogero Mannino secondo cui il “papello” sarebbe una “grossolana manipolazione”.

Davanti alla Corte d’Assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto, gli esperti della Scientifica hanno detto la loro sulla documentazione, analizzata sotto richiesta delle Procure di Palermo e Caltanissetta, “testo di cui non abbiamo letto il contenuto”, specificano gli esperti.

Nella copia fotostatica consegnata da Massimo Ciancimino non sono state rilevate tracce di manomissioni, aggiunte, cancellature o trasposizioni di altro documento. Non c’è alcun tipo di anomalia nè sul piano grafico nè su quello merceologico”.

Secondo gli investigatori, dunque, la carta del “papello” risale a un periodo databile fra il 1986 e il novembre 1990. La tecnologia utilizzata per la fotocopiatura è la fusione a caldo, anch’essa applicata tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta. Elementi che renderebbero plausibile la versione di Ciancimino junior secondo cui quel documento, contenente 12 “richieste” di Cosa Nostra allo Stato italiano, arrivò tra le mani del padre nell’estate 1992.

Eppure, il gup Marina Petruzzella ha bollato quella fotocopia come una “grossolana manipolazione”, inserendola tra le motivazioni della sentenza con cui ha assolto Calogero Mannino dall’accusa di violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato.

“Il papello, interamente scritto in maiuscolo, è stato redatto da una sola persona ancora non identificata in quanto non appartiene a nessuna delle 32 su cui sono state compiute le comparazioni grafiche”, hanno aggiunto i periti. In questa lista non compare, però, Totò Riina. Perché? “Avevamo a disposizione solo una grafia in corsivo che non si può confrontare col maiuscolo”.

Tra gli altri documenti esaminati vi è anche il post-it attaccato al papello in cui Vito Ciancimino avrebbe scritto a matita: “Consegnato spontaneamente al colonnello dei carabinieri Mario Mori dei Ros”.

Dei 48 documenti, è invece risultato sicuramente contraffatto quello in cui si faceva riferimento all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Motivo per cui Massimo Ciancimino è attualmente sotto processo per calunnia.

 

(foto ANSA)

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