Stefano Parisi a tutto campo sul centrodestra siciliano: “Errore chiedere al PD i voti per Micciché”

Intervista esclusiva al leader di Energie PER l’Italia, che all’indomani delle Regionali siciliane non nasconde le perplessità sull’avvio della Legislatura

Parisi

MILANO. Nel 2016 è stato il primo a riunire intorno a sé il centrodestra per le Amministrative milanesi, perse per un soffio con il candidato del PD Beppe Sala. Dal giorno dopo si è messo a girare l’Italia con tre lampadine nel logo e in testa l’idea di un centrodestra diverso. Per molti è l’ennesimo “delfino” di Berlusconi bruciato dalla sempiternità del Cavaliere. Ma intanto Stefano Parisi resta in campo, e annuncia di voler presentare le sue liste in tutto il Paese.

Lo ha già fatto alle Regionali siciliane, quando Energie PER l’Italia aveva condiviso la lista con il movimento #DiventeràBellissima di Nello Musumeci. Una battaglia vinta, anche se all’indomani del voto sono molte le perplessità sull’avvio della Legislatura. “Sono abbastanza critico perché come abbiamo detto in campagna elettorale la questione siciliana è un questione nazionale, e la responsabilità dei partiti del centrodestra non si chiude in Sicilia”.

Avete vinto, ma già dall’elezione di Micciché alla guida dell’ARS la maggioranza si è aperta a “contributi” esterni.

“Aver chiesto i voti al PD per l’elezione del Presidente dell’Assemblea Regionale penso sia molto grave. E’ un segnale chiaro che c’è un centrodestra che è pronto a fare accordi con la forza politica a cui siamo completamente alternativi per avere una posizione di potere”.

Un accordo con parte del centrosinistra, mentre elementi della maggioranza erano rimasti fuori dalla Giunta. 

Aver tenuto fuori la Lega ed Energie PER l’Italia, che hanno partecipato in maniera attiva alla campagna elettorale, è stato un fatto molto grave. Credo che l’unità del centrodestra sia un valore. Nel momento in cui sull’altare dell’equilibrio politico si sacrificano due forze – che possono essere più o meno importanti, ma hanno partecipato – si lancia un segnale negativo. Questa Giunta ha tolto la Lega, ha tolto Energie per l’Italia e si è presa il PD. Credo sia un messaggio negativo all’opinione pubblica”.

Che accordi c’erano tra lei e il Presidente Musumeci? Quale promessa, all’indomani della vittoria, non è stata mantenuta?

“Non sono abituato a fare accordi di potere. Sono stato il primo ad appoggiare Musumeci quando tutti – tutti – erano contrari nel controdestra. Non ho chiesto in cambio di questo Assessorati e quant’altro. Stava alla coscienza del Presidente della Regione prendere le decisioni. Sono contento che Musumeci sia stato eletto perché era il miglior candidato. Mi auguro che faccia bene il suo lavoro. Io non ho mai chiesto nulla, altri hanno dato meno e hanno chiesto di più”.

Ieri ha Roma è stata ufficializzata la nascita della “quarta gamba” del centrodestra. Lei si è tirato fuori parlando di un cartello elettorale di palazzo.

“Io nella ‘quarta gamba’ non ci sto. Energie PER l’Italia è presente in tutto il Paese, ha il suo simbolo e l’unico programma completo della politica italiana. Vogliamo dare una casa a tutti coloro che credono nella necessità di portare fiducia nella politica. Abbiamo serietà e persone di qualità con noi. Il nostro compito è questo, credo che oggi il centrodestra abbia bisogno, oltre che dei tre partiti maggiori, di un forte rinnovamento che può essere rappresentato soltanto da noi”.

Perché non da “Noi con l’Italia”, il nuovo contenitore presieduto da Raffaele Fitto?

“Loro sono liberi di dare vita ad una forza politica che raccolga le loro esperienze, che vengono in buona parte da Forza Italia o addirittura dalla sinistra, come Tosi o Zanetti. Auguro loro di trovare un’identità politica e un programma. Noi siamo la novità, loro no”.

Lei fu una novità quando da candidato sindaco riunì un centrodestra sbrindellato sfiorando la vittoria. Oggi un centrodestra esiste ma la Sicilia insegna che gli alleati sgomitano. 

“Inoltre alle Politiche avremo una strana Legge Elettorale per cui i partiti un po’ sono in coalizione e un po’ competono tra di loro. Il vero problema è il giorno dopo le elezioni. Tra cinque anni l’Italia governata dal centrodestra sarà un Paese molto migliore, come stiamo raccontando agli italiani? La Sicilia tra cinque anni sarà diventata bellissima o no? Se non diamo risposte efficaci e serie alle domande dell’elettorato poi la gente non vota più. Oppure vota Cinque Stelle”.

Nel centrodestra, oltre a lei e alla “quarta gamba”, pretende di entrare anche “Rinascimento” di Vittorio Sgarbi.

“Sgarbi è una persona di grande cultura, fantasia e capacità di comunicazione. Sicuramente darà un apporto utile alla Giunta Musumeci per la sua raffinatezza e la sua cultura. E’ importante che ognuno possa giocare il ruolo che gli compete”.

Se il centrodestra vincerà la partita chi sarà il prossimo premier? 

“Guardiamo all’esperienza di Gentiloni: non era il leader del PD, eppure è riuscito a tenere in piedi una coalizione con un consenso personale molto rilevante, almeno secondo i sondaggi. I leader portano i partiti a vincere, poi servono uomini di governo che facciano uscire il Paese dalle secche in cui sta. Il futuro Presidente del Consiglio dovrà essere in grado di mettere insieme  le varie anime. Quella radicale della Lega, quella moderata di noi liberali e popolari, quella di Forza Italia così fortemente personalizzata da Berlusconi. Intanto cerchiamo di vincere le elezioni”.

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