Con il suo taxi riforniva di droga il clan Laudani: sigilli al tesoro di “Scicasoldi”

Beni per 715 mila euro sono stati sequestrati dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Catania a Rosario Stefano Zappalà,

CATANIA – Beni per 715 mila euro sono stati sequestrati dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Catania a Rosario Stefano Zappalà, di 40 anni, ritenuto contiguo al clan mafioso Laudani. 

Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione – ai sensi del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, è finalizzato alla successiva confisca.

Le indagini patrimoniali svolte dai Carabinieri, relative al periodo 1999-2013, hanno fatto emergere che all’interessato, tassista di piazza, sono riferibili, in modo indiretto e per il tramite di intestazioni fittizie, beni immobili e mobili e attività di impresa, il cui valore è apparso sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso e dai componenti il suo nucleo familiare.

Questi i beni sequestrati: tre appartamenti a Catania e Mascalucia; un locale commerciale a Catania; un’impresa individuale – settore servizio pubblico da piazza con conducente (tassista) con sede legale a San Giovanni La Punta.

Zappalà, indagato in passato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nel febbraio 2016 è stato indagato, senza essere destinatario di provvedimenti, anche nell’ambito dell’operazione Vicerè condotta dai Carabinieri di Catania nei confronti del clan Laudani.

Il giudizio di pericolosità sociale di Zappalà detto “Scicasoldi” – scrivono gli inquirenti –  si fonda anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che lo accusano di essersi avvalso della propria attività di tassista, per approvvigionare “in condizioni di sicurezza la sostanza stupefacente destinata poi al clan Laudani, mantenendo i contatti con pericolosi trafficanti, anche internazionali (colombiani e sudamericani dimoranti in Olanda).

Inoltre, l’appartenenza e/o la contiguità di Zappalà al clan Laudani è, secondo gli inquirenti, data dal suo coinvolgimento anche in attività collaterali del sodalizio criminale per alterare lo svolgimento delle aste giudiziarie e acquistare unità immobiliari “avvalendosi della capacità di intimidazione esercitata nei confronti degli altri concorrenti, collaudando un sistema di ‘riciclaggio’ dei proventi illeciti, ripulendo ingenti somme di danaro, immettendole nel circuito delle aste immobiliari”. 

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