Se sparare a un migrante è solo un gioco

Il fuoco incrociato di propaganda può far impazzire un adulto. Figuriamoci un preadolescente dalla mente ancora duttile

Quando iniziò la guerra in Iraq, nel 2003, avevo undici anni. Sui giornali e in televisione non si parlava d’altro. Ed io guardavo la televisione. E metabolizzavo l’urgenza del conflitto, ed essendo un bambino la trasformavo in gioco. Immaginavo nella mia mente la cartina dell’Iraq, le nostre posizioni e quelle di Saddam, scandagliavo il paese