Rosy Abate, lo share vale tutto. Anche un bimbo che spara

Nella scena finale della fiction andata in onda ieri su Canale 5 il piccolo Leonardo prende la pistola e spara contro colei che fino a poco prima riteneva la sua vera madre

Rosy Abate

PALERMO – Agli italiani la mafia piace. Inutile girarci intorno, cercare ragioni sociologiche o spiegazioni dotte ad un assunto che appare evidente accendendo la televisione e controllando i dati di ascolto di ciò che vi scorre. La mafia piace. Lo dice il milione di telespettatori che venerdì ha seguito la settima e l’ottava puntata della terza stagione

Paradossale Sicilia, dove i Di Matteo sono costretti a fuggire e gli Sgarbi vengono premiati

Grazie al suo "personaggio" il critico ha ottenuto la poltrona di Assessore. Mentre il PM, per aver fatto il suo dovere, dalla Sicilia ha dovuto andar via

DI MATTEO

PALERMO – Era fatale che la prima bufera politica del Governo Musumeci fosse scatenata dall’Assessore ai Beni Culturali. Quel Vittorio Sgarbi che, all’atto della nomina, il Presidente della Regione aveva definito “sregolato come tutte le persone geniali”. Quella sregolatezza, però, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo ha portato alla prima richiesta di dimissioni da parte

Parla, perché il silenzio è dei colpevoli

Se si continuerà a tacere, a sopportare il disgustoso agire degli impresentabili, finirà che il prezzo lo pagheranno sempre i giusti

Silenzio

Tutti in silenzio, un silenzio di omertà, mutuando l’uso e costume mafioso ovvero un silenzio declinato secondo la derivazione etimologica del termine, che si vuol far discendere dal siciliano “omo” a voler intendere l’omertà come virilità, come caratteristica dell’uomo cosiddetto d’onore. E non è solo il silenzio della politica che impressiona – quasi che non ci sia uno, dico uno, di politico, che possa alzarsi per distinguersi dalla fogna – ma preoccupa, e di più, il silenzio di tanti cittadini comuni