Teatro Stabile, Anfuso: “Riallacciare il legame con la città”

Stasera in scena con “Le serve” di Jean Genet

 

CATANIA – Torna al Teatro Stabile di Catania il regista Giovanni Anfuso. E torna nella duplice veste di consulente artistico e di regista.

Porterà in scena stasera “Le serve” di Jean Genet, ma del cartellone artistico dello stabile che punta alla ripartenza dell’ente teatrale catanese Anfuso è stato uno dei fautori.

“Il teatro catanese difficilmente si trova in crisi” afferma il regista nel corso dell’intervista video. “Catania è una città ricca di talenti, frizzante, dinamica” ci spiega.

“Diversa è la riflessione che va fatta sul Teatro Stabile” afferma, anche rabbuiandosi in viso. “Lo stabile viene fuori da un periodo triste e grigio, gravato da un fardello di debiti. Ma da qui bisogna ripartire” ci dice con risolutezza.  “Abbiamo messo in piedi questa stagione che sta riscuotendo molto successo: stanno tornando i nostri abbonati ma è chiaro che non si può cantare vittoria”.

Sulla ricetta per il rilancio del Teatro Stabile Anfuso non ha dubbi: “Bisogna riallacciare il cordone ombelicale con la città, con le sue istituzioni, con le scuole, con l’università: solo facendo un lavoro quotidiano riusciremo a portare il nostro teatro ai livelli che merita” conclude.

Così dopo Albano Laziale e il Biondo di Palermo, “Le serve” arriva al Teatro Verga, da stasera e fino al 30 di dicembre.

“Una favola noir, una narrazione allegorica dall’andamento onirico e visionario, ricca di nere suggestioni”. È così che Giovanni Anfuso ci descrive la sua piéce. “Gli elementi della favola ci sono tutti: le sorellastre, la matrigna, i filtri mortiferi, e la stupefazione. Una favola dissacrante, provocatoria, raccontata non dalla stanza delle serve, così come aveva pensato Genet. Ma da dentro la testa delle due sorelle, sul filo dell’ossimoro tra solitudine e specularità”.

La piéce racconta la storia di due cameriere sorelle, sfruttate da Madame, mantenuta di alto bordo e loro padrona. Quello di Claire e Solange per Madame è un amore malato, ossessivo. Le due giocano in sua assenza a imitarla, pavoneggiandosi coi suoi vestiti, finché non sopportando più questi palliativi passano all’azione: tentano di avvelenarla, ma rimangono esse stesse vittime delle loro macchinazioni, di cui la destinataria nemmeno si accorge.

“È una favola che diventa un rituale maledetto e insopportabile – continua Anfuso – come tutto ciò che cerca di svelare la violenza profonda che vive in noi e determina la nostra cultura, la nostra psicologia, la nostra esistenza. È una cerimonia, come si ripete spesso nel testo: vi si celebra la dipendenza, l’odio, l’invidia, la sensualità della violenza e l’interscambiabilità dei ruoli. È una messa nera, un’invocazione sensuale del potere, un denudamento insieme fisico, morale e sociale”.

Ad interpretare le “sue” serve sono Anna Bonaiuto, nei panni di Solange, e Manuela Mandracchia, nella parte di Claire.

“È uno scontro tra titani” ci confessa Anfuso parlando delle due grandi attrici: artiste stimate dalla critica e lontane dai nomi di mercato. “Qui siamo a livelli di teatro d’accademia e non potrebbe essere diversamente”.

A interpretare Madame è invece Vanessa Gravina: “Lei è Madame nella vita, distratta, svagata. La interpreta con naturalezza dandole una veste ironica e a tratti divertente”.

“Il senso allegorico di questa favola è già chiaro e stimolante: le classi inferiori sognano sempre di essere le superiori, amano chi le governa nel momento stesso in cui meditano di ucciderlo. Assai spesso il padrone si sottrae dal delitto e gli inferiori si uccidono tra loro” conclude Anfuso.La piéce diretta da Anfuso è coprodotta dalla compagnia “Teatro e Società” insieme con lo Stabile di Catania e il teatro Stabile di Palermo.

Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Lucia Mariani.
Disegno Luci di Umile Vainieri, le musiche di Paolo Daniele.

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