“Ti piace vincere facile?”. Il doppio vantaggio di fare politica con le fake news

Basta aprire i social per essere sommersi da centinaia di articoli di dubbia attendibilità su immigrazione, vaccini, banche. Chi ci guadagna?

Se non fosse una cosa terribilmente seria, verrebbe da riassumerla con uno slogan: “Ti piace vincere facile?”.

Parliamo delle cosiddette fake news – un tempo avremmo detto balle, bufale, minchiate – e del ruolo sempre più preponderante che esse stanno assumendo nella nostra società. Un ruolo che gli esperti non esitano a definire inquietante, come ha detto in questa intervista a Tribù il programmatore Alessandro Ionni del team Ars Digitalia. Il meccanismo è semplice. In un contesto sempre più fluido e predisposto alla manipolazione come internet, ed in particolare sui social, basta lanciare una balla che abbia attinenza con i temi caldi del momento – i vaccini, l’immigrazione, le banche – per vedersi piovere addosso migliaia, talvolta milioni di click.

E i click, in questo mare senza controlli e controllori, equivalgono a moneta sonante. Secondo il cacciatore di bufale Paolo Attivissimo, “a volte si tratta anche di decine di migliaia di euro al mese […] Paul Horner, creatore di contenuti fittizi con tanto di pagina personale Wikipedia ha dichiarato al Washington Post di guadagnare 10mila dollari al mese da GoogleAdSense, con picchi di 10mila dollari al giorno per le storie più virali. E un’altra inchiesta ha rivelato che un centinaio di siti pro-Trump, molto attivi nel vivo della campagna elettorale, erano in realtà amministrato da un gruppo di adolescenti residenti in macedonia, che riuscivano a incassare ‘anche 5mila dollari al mese’ dalla diffusione di contenuti smaccatamente favorevoli al tycoon“.

Ma questo non è l’unico tipo di guadagno che si può realizzare con le fake news. Parlando di lucro, infatti, una categoria si è segnalata per averci marciato: la politica. Perché i temi ricorrenti delle fake sono giocoforza appannaggio di essa – pensiamo appunto ai vaccini, all’immigrazione, alle banche – e la monetizzazione può avvenire anche in termini elettorali. La materia sarebbe da specialisti, ma rifacendoci ad alcuni dati pubblicati recentemente possiamo tentare un semplice ragionamento, lasciando il lettore libero di condividerlo o meno.

Prendiamo l’immigrazione. Basta aprire Facebook per essere sommersi da centinaia di articoli che dipingono l’immigrato clandestino come il nemico pubblico numero uno: “Lo sapete che l’obbligo vaccinale non vale per i bambini stranieri perché lede il diritto internazionale?”, “Profughi rifiutano volontariato: “Non siamo qui per lavorare”, “In Provincia di Trento alle famiglie degli ‘extracomunitari’ vanno quasi 2.000 euro al mese”. Sono solo alcuni esempi di fake che possiamo trovare ogni giorno sui social. Alcune riguardano da vicino la nostra città: “A Catania non andate all’ospedale Garibaldi Vecchio, è infestato di Tubercolosi e Scabbia”, o l’ormai famosa balla sulle persone pagate 200 euro a cranio per manifestare a favore degli immigrati a bordo della nave Diciotti.

Una fesseria così clamorosa che è difficile credere che qualcuno possa aver abbonato. Eppure, oltre ottomila persone in poche ore hanno condiviso la minchiata data in pasto ai social da un disoccupato di Paternò. Numeri che dovrebbero farci seriamente riflettere sul ribaltamento del rapporto notizia-opinione: un tempo era la prima a suffragare la seconda, oggi è il contrario. Le fake news su basano proprio sul rovesciamento di questo rapporto.

A questo punto non sembrerà strano che la cosiddetta “immigrazione percepita”, secondo un recente sondaggio, sia per gli italiani del 24%. Ossia un immigrato ogni cinque cittadini “indigeni”. Un dato molto lontano dalla realtà, visto che l’immigrazione in Italia si attesta al 7% della popolazione, al di sotto di quasi tutti i principali partner europei (tanto per intenderci la Francia è all’8,9%, la Germania e la Spagna all’8,8%, il Regno Unito all’8,6%, Austria e Svezia superano il 10%). Ebbene, non sarebbe logico non collegare questa distorta percezione al profluvio di fake news circolanti in rete e rilanciate anche nel contesto politico.

Politica che dalla fake può ricavare un vantaggio doppio. Ipotizziamo un partito – ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale – che cavalcando fake news e disinformazione vincesse le elezioni, affermando di volere contenere il fenomeno dell’immigrazione. Se il suo elettorato fosse davvero convinto che il 25% degli abitanti il suolo italiano siano clandestini irregolari, lo stesso partito avrebbe gioco facile, una volta giunto al potere, a riportare la discussione al livello dei dati reali lucrando sulla differenza.

Mi spiego meglio. Se gli elettori fossero davvero convinti che l’immigrazione sia al 25%, e dopo le elezioni se la ritrovassero magicamente al 7%, sarebbero portati a credere che sia merito di chi aveva promesso di risolvere il problema in campagna elettorale. In realtà non è cambiato assolutamente nulla. E’ il ribaltamento del rapporto di verità, appunto. Se io voglio credere che il Governo abbia ridotto seduta stante il numero di immigrati, lo crederò indipendentemente da tutto.

A maggior ragione se abilmente mi verrà riproposto un dato reale al posto di quello percepito, accompagnandolo con azioni eclatanti e mirate. Il che è esattamente ciò che sta facendo il Ministro dell’Interno Matteo Salvini con il numero degli sbarchi. Vero è che da agosto 2017 ad agosto 2018 si sono ridotti del 65%, ma il merito non è mica suo. Nel primo semestre del 2018, prima dell’insediamento del Governo giallo-verde, gli sbarchi erano calati addirittura del 76,8% rispetto all’anno precedente (dati Sole24Ore). Per tutta una serie di fattori che non c’entrano nulla, o assai poco, con le azioni del Ministro Salvini.

Eppure è lui oggi a guadagnare maggiormente nei sondaggi, con la Lega oltre la soglia del 30% che veleggia verso il 40 in vista delle Europee del prossimo anno. E’ un sistema geniale e di una semplicità estrema. Più è semplice, anzi, più funziona. Se non fosse una cosa seria, verrebbe da dire: “Ti piace vincere facile?”.

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