Da capo Ufficio stampa a “impiegato fantasma”: la storia di Nuccio Molino

LA VIDEONOTIZIA: secondo l’avvocato del giornalista “il sindaco Bianco è regista occulto e mandante del demansionamento”

 

CATANIA – “Il sindaco Bianco è regista occulto e mandante del demansionamento di Nuccio Molino”. E’ la tesi sostenuta dall‘avvocato Sergio Cosentino, legale del capo ufficio stampa del Comune di Catania che da 30 mesi è protagonista di una battaglia con l’Amministrazione per essere reintegrato nelle proprie funzioni. Battaglia che è sfociata in un ricorso al Tribunale del lavoro.

Ieri la prima udienza del procedimento. Il giornalista è stato sentito per una ventina di minuti dal giudice Caterina Musumeci ricostruendo le tappe della sua vicenda. “Il ‘calvario’ – scrive l’avvocato Cosentino nelle oltre 80 pagine del ricorso supportato da 94 prove documentali – inizia il 15 giugno 2013, appena qualche minuto dopo la conclusione della cerimonia d’insediamento del nuovo sindaco Enzo Bianco, a Palazzo degli Elefanti”.

La vicenda del giornalista, dal 2003 capo ufficio stampa del Comune – e unico dipendente dell’ente inquadrato nella categoria economica D6 e con il profilo professionale di ‘redattore capo’  –  si intreccia a doppio filo con il caso dell’Ufficio stampa ‘abusivo’ di palazzo degli Elefanti, al centro di diversi atti ispettivi consiliari e di recente anche di un’interrogazione parlamentare del M5s.

Ma torniamo all’inizio del ‘calvario’, a quel 15 giugno di quasi quattro anni fa. Molino viene “avvicinato dai signori Rosario Marino e Giuseppe Idonea, entrambi componenti dello staff del sindaco, i quali gli comunicavano che – si legge ancora nel ricorso – avrebbe dovuto lasciare l’attività di Capo Ufficio Stampa del Comune e, quanto prima, avrebbe dovuto abbandonare il proprio ufficio, fino ad allora collocato nel Palazzo degli Elefanti”. Marino e Idonea, inoltre, facendosi “interpreti della volontà del sindaco, suggerivano a Molino di richiedere un periodo di ferie per fare ‘decantare’ la nuova situazione”.

Il capo ufficio stampa allontanato dal suo ufficio trascorre un mese in congedo ordinario e al suo rientro nel posto di lavoro apprende di essere stato trasferito alla Direzione Sport  “per esigenze legate allo sviluppo della comunicazione nell’ambito delle politiche sportive, cui l’Amministrazione attribuisce rilevante importanza…” ferma restando la titolarità dell’Alta Professionalità Ufficio Stampa – U.R.P. – Comunicazione.

Secondo l’avvocato Cosentino, Molino è stato relegato al ruolo di ‘lavoratore fantasma’, trasferito di ufficio in ufficio come “se fosse un brutto soprammobile a cui nessuno vuole dare una giusta collocazione”. “Tutto ciò potrebbe avere una giustificazione (in fatto non in diritto) se la sua posizione fosse stata soppressa sulla base di una scelta macro-organizzativa dell’amministrazione comunale”

Tuttavia, sostiene il legale, il comportamento dell’Amministrazione “è aggravato dalla circostanza che le funzioni che Molino dovrebbe svolgere all’interno del Comune ancora oggi esistono e sono svolte ‘serenamente’ da persone che stazionano quotidianamente all’interno degli uffici comunali pur non avendone alcun titolo (Giuseppe Lazzaro Donzuso e Giovanni Iozzia) o da persone che, pur essendo dipendenti comunali, si arrogano, senza alcuna autorizzazione, il diritto di svolgere i compiti che dovrebbe svolgere il ricorrente (Francesca Pavano)”.

“Danzuso e Iozzia – si sostiene nel ricorso – pur non facendo parte ufficialmente dell’Ufficio stampa scrivono decine e decine di comunicati e li trasmettono – ancora oggi – sine titulo alla Pavano, dipendente comunale con il profilo professionale di ‘Istruttore Amministrativo’, o, ancor più spesso, utilizzando senza alcuna autorizzazione la password di accesso alla casella di posta elettronica istituzionale dell’Ufficio Stampa”.

A Molino inoltre “viene anche vietato di recarsi all’interno degli uffici comunali che lui stesso dovrebbe dirigere e che, comunque, sono ancora oggi sottoposti alla sua diretta responsabilità”, aggiunge l’avvocato Cosentino sottolineando che il giornalista viene spostato da un ufficio all’altro. Dalla Direzione per le politiche sportive viene trasferito alla Direzione Decentramento e Anagrafe (un’assegnazione formale mai concretizzatasi ). Da qui un brevissimo passaggio dalla Direzione Urbanistica, per essere, infine, trasferito all’Urp, dove “come se tutto ciò non bastasse è stato collocato in una piccola stanza di un piano ammezzato, negli uffici  di Piazza Matteotti, fatiscente e priva delle più elementari condizioni di sicurezza. Una sede di lavoro inagibile, come attestato da una relazione del Servizio di prevenzione e protezione.”

Una condotta quella dell’Amministrazione che “oltre a impedire l’esercizio delle mansioni proprie della qualifica rivestita, ne ha mortificato la professionalità acquisita e maturata in parecchi anni di lavoro. “Molino è stato prima demansionato e successivamente dequalificato e ciò – si legge ancora nel ricorso – manifesta un grave intento persecutorio” nei suoi confronti.

Nel corso dell’udienza, il Comune – rappresentato dal legale dell’avvocatura comunale, Roberto Torrisi, in aula per conto dell’avvocato Rosario Russo –  ha depositato una memoria difensiva, in cui viene rigettata ogni richiesta e si ribadisce che fino al 15 gennaio del 2017 non è stata toccata “l’alta professionalità” di Molino e formalmente neanche intaccata la sua posizione  avendo mantenuto la stessa retribuzione.

Una memoria “fumosa e smentita dalla copiosa documentazione da noi prodotta”, afferma l’avvocato Cosentino che nel ricorso chiede “di condannare il Comune di Catania, nella persona del sindaco pro tempore, a reintegrare Molino nelle funzioni proprie di responsabile dell’Ufficio stampa e al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dei comportamenti e/o dei provvedimenti illegittimi subiti ad opera degli amministratori e/o del Direttore Generale e/o dei dirigenti del Comune di Catania, in persona del sindaco pro tempore”.

L’avvocato Cosentino ha inoltre chiesto un interrogatorio formale di Bianco. Richiesta però non accolta dal giudice Musumeci, la quale ha però ammesso due testi di parte che saranno sentiti la prossima udienza fissata per il 15 giugno.

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