Un BLOG perché non si può tacere

Sei mesi orsono avevamo deciso di rinunciare a dire la nostra, poichè ci aveva colto la sensazione che servisse a poco in un tessuto, come quello siciliano, sempre più compromesso.

Non ci piaceva, e non ci piace, neppure il fiorire di certa pseudo stampa, incline al dossieraggio, e non vorremmo, neppure incolpevolmente, prendere parte alla semina d’odio che la rete sembra promuovere esponenzialmente.

Nella società dell’odiocrazia è difficile opporsi alla folla, perché la folla a differenza della singola persona, dell’individuo, è sempre feroce, è violenta.

Ma in questi mesi siamo stati come sfiorati dall’impressione, ripetuta, che il nostro silenzio potesse esser frainteso per sopravvenuta ignavia ed abbiamo provato con forza a soffocare la voglia di urlare, perché davvero tutto ci sembrava perso. Ma non ci siamo riusciti.

Quanto più è forte il potere della menzogna tanto più serve dire la propria.

Quanto più è feroce l’estorsione a mezzo stampa, la campagna di fango, l’allusione maligna contro chicchessia, tanto più serve tenere accesa la candela, ancorché fievole, della libertà.

La libertà è l’unico terreno poi in cui può coltivarsi la verità, ed è anche l’unico, quindi, in cui si da la voce a tutti.

Innamorati come siamo di questo sentimento, che è la libertà, eccoci qua a riaprire i battenti esattamente laddove li avevamo tirati su nel dicembre del 2016, con la nostra indagine su mafia e massoneria, perché sia chiaro che non finiremo di gridare ciò in cui crediamo.

Abbiamo scelto deliberatamente il Blog e non più la testata giornalistica, che anche quell’Ordine ci ha deluso, perché non sa difendere i suoi iscritti valorosi e non sa mettere fuori alcuni mascalzoni che si fregiano di rimanervi iscritti.

Non è polemica contro le persone, ma semplicemente come liberale sono contrario a tutti gli Ordini, ed ecco quindi che il Blog ci è parso lo strumento più libero. Vedremo come andrà.

Intano, è bene che si sappia che questo spazio è a disposizione di tuti, alla sola condizione che gli uomini che si sentano liberi di dire si sentano anche responsabili, mettendoci il nome il cognome e la faccia.

L’Anonimo, infatti, non è mai stato amico della libertà.

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