Va avanti la protesta dei disagiati in Cattedrale: “Non andiamo via, dal Comune proposte non serie”

L’assessore Parisi: “Qualcuno soffia sul fuoco, regole vanno rispettate. Rei, tirocini formativi e assistenza per la presentazione delle domande per gli alloggi popolari”. Delusione tra le 18 famiglie che da più di 40 giorni vivono nel Duomo

Disagiati

CATANIA – Sono ancora là, accampate alla meno peggio nella navata destra della Cattedrale. Dopo più 40 giorni di protesta, le diciotto famiglie disagiate dei quartieri periferici della città non intendono andare via. In tutto, una sessantina di catanesi, tra cui anziani e bambini anche disabili, che chiedono il riconoscimento di un loro diritto: una casa dove poter vivere con dignità. Il braccio di ferro con l’Amministrazione comunale è destinato a proseguire. Anche l’incontro di ieri tra le parti si è chiuso infatti con un nulla di fatto.

Francesco Marano, responsabile ai Rapporti istituzionali del sindaco e Fortunato Parisi, assessore ai servizi sociali del Comune hanno ribadito alla delegazione di disagiati che “l’Amministrazione metterà a punto percorsi per ogni differente situazione di disagio sfruttando tutte le possibilità a disposizione, dal Sia al Reddito di inclusione sociale, ai tirocini formativi, seguendo le famiglia che lo richiedono anche nella presentazione delle domande per gli alloggi popolari“.

Soluzioni che non hanno soddisfatto per niente i disagiati che speravano “in proposte serie” e non nel Reddito di inclusione e i tirocini formativi. A Marano e Parisi hanno chiesto l’assegnazione di una casa popolare, di avere destinati “i palazzi sfitti di proprietà del Comune o in alternativa delle roulotte magari sistemate sotto le case occupate abusivamente che devono essere custodite in attesa di assegnazione”.

“I manifestanti – ha replicato Parisi – ci parlano di un fantomatico palazzo di edilizia popolare che potrebbe essere subito occupato, come avvenne, dicono, nel 2005. In affetti una dozzina d’anni fa le assegnazioni vennero fatte, a seguito di un’analoga protesta in Cattedrale, con criteri non trasparenti che oggi qualcuno vorrebbe emulare forzando il Comune a trasgredire regole e legalità”.

Posizioni distanti, dunque, come ammette lo stesso Parisi: “Il dialogo non è semplice, perché qualcuno soffia sul fuoco. Gli attacchi all’Amministrazione sulle lenzuola esposte sul sagrato, rendono evidente la cinica speculazione politica che c’è dietro un reale disagio”.

Strumentalizzazioni o no, il dramma di sessanta catanesi che vivono tra povertà e disperazione resta ancora senza risposte concrete. Dopo le festività natalizie, i disagiati trascorreranno in Cattedrale anche Sant’Agata? Speriamo di no. Per le famiglie di senza casa, soprattutto, ma anche per il buon nome di una città che si dice civile, solidale e accogliente.

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