Vaccinazione, il dato shock: in Sicilia 50 bambini rischiano la vita per il morbillo

Si arricchisce di un nuovo, impressionante numero la polemica sorta negli ultimi giorni sull’obbligatorietà

PALERMO – 50 bambini siciliani non vaccinati contro il morbillo sarebbero in pericolo di vita. Si arricchisce di un nuovo, impressionante numero la polemica sorta negli ultimi giorni sull’opportunità della vaccinazione obbligatoria proposta dall’Assessorato regionale alla Salute guidato da Baldo Gucciardi. “I vaccini hanno cambiato la storia del mondo e della medicina risparmiando milioni di morti in 60-70 anni – aveva detto l’Assessore in un’intervista a Tribù – con delle evidenze scientifiche certe: non sono dannosi”. Per questo, un disegno di legge presentato dal medesimo vorrebbe che dal prossimo anno l‘iscrizione ad asili nido, scuole materne e servizi ricreativi prevedesse d’ufficio la vaccinazione preventiva dei bimbi. Un progetto che com’è ovvio ha fatto discutere, mettendo a confronto visioni diverse della pratica medica: da una parte le evidenze scientifiche, dall’altra la libertà di non fidarsi di esse e scegliere per i propri figli un percorso diverso.

Con la consapevolezza di poter correre rischi gravi, esplicitati dai numeri terribili forniti in apertura. A farli, in un’intervista a La Sicilia, è la dottoressa Milena Lo Giudice, pediatra e componente del tavolo tecnico regionale per le vaccinazioni. “In Italia ci sono 640.000 bambini non vaccinati contro il morbillo – dice il medico – Se dovesse esplodere un’epidemia a rischiare la vita sarebbero in almeno 640mila. Vogliamo tutto questo? Ecco perché ancora una volta invitiamo le famiglie a vaccinare i propri figli”. I 640mila bimbi a rischio su scala nazionale diventano 50 restando nella nostra Regione. Un numero francamente inaccettabile, considerando che il morbillo lo hanno avuto tutti e che nell’immaginario comune la malattia rappresenti al più un fastidioso passaggio obbligato per i bambini, ma difficilmente una causa di morte per gli stessi.

Mancando la vaccinazione, spiegano invece i medici, la situazione può precipitare e un episodio di vita, con niente, può diventare epilogo. Per questo l’Assessore regionale sembra determinato a portare avanti la battaglia per un’obbligatorietà di fatto delle vaccinazioni. A fronte di un dato statistico per cui “l’indice delle vaccinazioni si è abbassato pericolosamente” per colpa di quella che ancora l’Assessore definisce “cattiva informazione” sull’argomento. E se il fronte del “no” all’obbligatorietà sostiene di poter fornire argomenti altrettanto validi rispetto a quelli dell’altra parrocchia, i dati espressi oggi dalla Lo Giudice pesano come un macigno. “L’intervento migliore è quello culturale e non coercitivo – sottolinea la pediatra – Se il culturale non basta, necessariamente deve diventare coercitivo”.

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