Vertenza Myrmex, riparte la protesta ex lavoratori del laboratorio

Da lunedì sit in di fronte palazzo Esa a Catania: “La Regione impugni la delibera della rivendita ad un euro”

myrmex

CATANIA – Si apre una nuova stagione di protesta per gli ex lavoratori del laboratorio di ricerca Myrmex. Lunedì 17, a partire dalle 7,30, i dipendenti licenziati protesteranno di fronte al Palazzo dell’Esa per chiedere ancora una volta alla Regione di impugnare la delibera regionale che prevede la possibilità, una volta scaduti i termini di salvaguardia occupazionale, che la Myrmex possa essere rivenduta al prezzo simbolico di un euro.

Lo scorso mese il laboratorio di ricerca tossicologica Myrmex sarebbe potuto passare in mano a nuovi e qualificati proprietari, ma per motivi non ancora chiari agli interessati non sarebbe stato mostrato il laboratorio ma solo una planimetria. Inoltre, da un articolo di stampa on line del giornale “Il Foglietto della ricerca” sembra che il CNR abbia nuovamente avanzato la possibilità di acquistare il laboratorio in un contesto speculativo che non terrebbe conto dei lavoratori.

Un’ipotesi bocciata senza mezzi termini da Cgil e Filctem. “Siamo profondamente sconcertati – hanno spiegato i sindacati – dal fatto che un organismo istituzionale come il CNR si possa inserire in una vicenda come questa, di certo dai contorni poco etici e che da parte di Myrmex si connota sempre più come un’operazione di ‘mero profitto’, per usare eufemismi. Lavoratori e sindacato non accetteranno mai che la vertenza Myrmex si possa concludere con un’azione speculativa malgrado esista, e non solo in teoria, l’opportunità di rilancio del centro”.

La storia della vertenza Myrmex è complessa e conta già parecchi capitoli e colpi di scena. Nel 2010 la Myrmex acquisisce ad 1 euro il laboratorio di ricerca Pfizer con 80 ricercatori; acquisizione suffragata da una delibera di giunta regionale che garantiva l’occupazione dei lavoratori e che prevedeva, qualora si fosse dimostrata l’inadempienza dell’imprenditore, di avvalersi della restituzione dell’immobile con la sue innovata attrezzature per venderla ad un altro valido imprenditore.

Ma nel febbraio 2016, e dopo due anni di cassa integrazione, l’azienda chiude ponendo in mobilità i suoi dipendenti. Insieme ai sindacati, i ricercatori decidono di costituirsi in cooperativa poichè credono che il laboratorio e il suo know how non possano essere persi a fronte di una manovra di pura speculazione. Collocati in mobilità, i lavoratori hanno già investito 13 mila euro per i costi della cooperativa e per l’acquisto di azioni del parco scientifico diventandone soci.

Foto d’archivio

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