Vertenza Sims, l’accusa dei lavoratori: “Asp non vigilò sull’appalto”

L’intervento dell’avvocato Tafuri sulla vicenda dell’ex cooperativa: “Disattesa clausola sul riassorbimento dei lavoratori, Asp responsabile”

sims

CATANIA – “Questa storia ci conferma una cosa: le pubbliche amministrazioni sono sempre più timide nel prendere le decisioni, anche quando esse riguardano il futuro di intere famiglie”. Ad intervenire sulla vicenda dell’ex cooperativa Sims – tornata al centro delle cronache qualche giorno fa, per la protesta organizzata dai lavoratori sul tetto dell’Asp di Catania – è l’avvocato Gaetano Tafuri, legale del gruppo di dipendenti da mesi in lotta per la propria situazione lavorativa.

Una storia persa nei meandri della burocrazia, quella della Sims. Anni fa la cooperativa gestiva servizi amministrativi e di portineria presso l’Azienda Sanitaria Provinciale. Nel 2015 questi servizi vengono riassegnati tramite gara d’appalto alle aziende Ksm Service srl e Sicilia Police srl. Come per legge, i dipendenti della cooperativa Sims vengono riassorbiti. Ma non alle stesse condizioni economiche. 

“Il punto è questo, in tutti gli appalti di servizi c’è la clausola di riserva della forza lavoro – spiega l’avvocato Tafuri ai microfoni di Tribù – In pratica l’impresa che subentra deve rilevare il personale già in essere, a tutela del lavoratore, che non rischia di essere sbalzato da un posto all’altro. Anche nel bando emesso dall’Asp era previsto che il vincitore della gara avrebbe dovuto prendere in carico i lavoratori in servizio. Una norma che avrebbe dovuto avere carattere sostanziale, cioè garantire la forza lavoro dal punto di vista non solo numerico, ma anche retributivo. Altrimenti viene meno la ratio“.

Fuori dal linguaggio giuridico, assicurare i posti di lavoro senza fare altrettanto con gli stipendi rappresenterebbe una magra tutela per i lavoratori. Eppure, nel caso degli ex lavoratori Sims, sarebbe accaduto proprio questo.

“La norma non può essere interpretata dal punto di vista puramente formale – prosegue Tafuri – invece è successo che con il cambio tra la cooperativa Sims e la nuova aggiudicataria, quest’ultima abbia prospettato ai lavoratori delle condizioni capestro, con stipendi da quattrocentocinquanta euro al mese. E chiaro che una famiglia non può camparci”.

Nonostante ciò un gruppo di lavoratori sceglie di transitare nella nuova azienda a queste condizioni. La restante parte – quella salita sui tetti negli ultimi anni e fino all’altro giorno – decide di non accettare e di dare battaglia per il riconoscimento dei propri diritti. Inizia una giostra di telefonate, mediazioni e promesse a tutt’oggi in corso. Ma a sentire l’avvocato Tafuri resta un dato sostanziale: l’appalto sarebbe stato disatteso in una norma fondamentale, che potrebbe pregiudicare la validità di tutta l’operazione.

“La posizione dell’Azienda Sanitaria è sempre stata di lasciar gestire la questione ai lavoratori e all’azienda vincitrice della gara – continua l’avvocato – in realtà, poiché la clausola del bando era obbligatoria ai fini della partecipazione, e l’azienda vincitrice era tenuta a rispettarla, l’Asp avrebbe dovuto esercitare una funzione di controllo vigilando sul fatto che oltre ad essere riassunti gli ex lavoratori Sims godessero di un trattamento economico adeguato”.

Pena la revoca dell’appalto alla società vincitrice: “Si tratta di una clausola di risoluzione, cioè di una conditio sine qua non ai fini della partecipazione – dice Tafuri – l’Asp avrebbe dovuto controllare che fosse rispettata ed eventualmente revocare l’appalto”. Cioè rimettere in discussione tutta la vicenda, come richiesto dai lavoratori negli ultimi due anni.

La parola fine sulla vicenda, insomma, non è ancora stata scritta. “Noi procederemo con un ricorso di fronte al Tribunale Ordinario – conclude Tafuri – Chiederemo anche il reintegro a condizioni piene e il risarcimento dei danni per il mancato guadagno di questi anni. E lo chiederemo anche all’Asp, che è responsabile in questa vicenda per non aver vigilato”. 

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