Il Vescovo sugli abusi: “Aspettiamo, so qual è il mio compito”

Antonino Raspanti sceglie di non sbottonarsi sulla vicenda delle violenze sessuali in una comunità di Aci Bonaccorsi 

vescovo

ACIREALE (CATANIA) – “Per ora non ho niente da dire, quando avremo elementi parlerò. Non mi sento di fare altre dichiarazioni”. Sono le parole del Vescovo di Acireale Antonio Raspanti sulla vicenda della congregazione religiosa finita nella bufera per gli abusi sessuali su minorenni che sarebbero stati commessi dalla “guida spirituale” Pietro Capuana e da tre donne accusate di procacciargli  le vittime. Un film dell’orrore che sarebbe andato avanti per venticinque anni senza che nessuno si accorgesse di nulla. Non i membri dell’associazione, oltre cinquemila, non il fondatore padre Stefano Cavalli, morto nel 2015 a novantasette anni.

Ma nemmeno la Chiesa locale, che in un comunicato diffuso nella giornata di ieri aveva specificato come l’associazione abbia natura civile e non sia dunque sottoposta al controllo della Diocesi. Che si sarebbe limitata ad inviare soltanto un sacerdote per delle catechesi, “in risposta alle tante persone che in buona fede vi si recano, senza sospettare il perpetrarsi occulto di fatti criminali”. Queste le dichiarazioni rese ieri alla stampa. Ma nella giornata di oggi sono emersi nuovi fatti, che implicherebbero il coinvolgimento di un sacerdote della diocesi.

Secondo quanto riportato da molti siti d’informazione, tra gli indagati figurerebbero anche l’ex assessore regionale Mimmo Rotella, marito di una delle donne arrestate, il presidente dell’associazione Salvatore Torrisi e don Orazio Caputo, che avendo appreso delle denunce nel segreto del confessionale avrebbe riferito a Rotella – violando il sacramento – facendo sì che l’ex Assessore avvertisse le moglie e un’altra indagata. Ma Rotella, intercettato dagli inquirenti, dice di aver riferito anche a Monsignor Rosario Di Bella – membro della Curia acese, già vicario generale della Diocesi – che quindi avrebbe saputo tutto.

Fatti gravissimi sui quali il Vescovo di Acireale, contattato da Tribù, non intende sbottonarsi: “Sono cose che dobbiamo vedere, sulle chiacchiere di uno o di un altro non abbiamo niente da dire”, spiega Sua Eccellenza. Che sulle indiscrezioni pubblicate dai giornali sceglie di non commentare. “Perché parlate sempre troppo? Siccome le carte non le ho mai viste, qualcuno me le faccia vedere. Quando si diranno cose più precise faremo dichiarazioni”. E le dichiarazioni messe nero su bianco dagli organi di stampa? “Il virgolettato non mi rappresenta certamente nulla, i magistrati mi mandino i fogli e mi dicano ufficialmente. Sulle vostre notizie io dovrei iniziare a dire e non dire, a pensare a non pensare, lei capisce…”.

La guida della Diocesi di Acireale sceglie dunque la strada della prudenza: “Qualunque cosa ci sia, si vedrà. Vediamo e si deciderà. Qualunque cosa dicessi sarebbe fondata sul nulla, finché non ho ufficialità e chiarezza e nessuno mi ha detto niente. La magistratura dica, quando mi dirà io so cosa devo fare. Il mio compito so qual è”, conclude il Vescovo. 

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