Zu-Toto, Riina diventa un marchio di cialde di caffè

Un sito internet aperto nelle scorse ore, a firma della figlia primogenita e dal genero del Capo dei Capi, utilizza il nome del boss sanguinario come marchio per la vendita di prodotti

Zu-Toto

PALERMO – “Siamo in due… Maria Concetta Riina e il marito Antonino Ciavarello, vogliamo commercializzare alcuni prodotti a marchio Zù Totò, iniziamo con le cialde di caffè”.

E’ l’incredibile messaggio che compare su “zu-toto.com”, un sito internet aperto nelle scorse ore, a firma della figlia primogenita e dal genero del Capo dei Capi, scomparso alcune settimane fa all’età di ottantasette anni. Un vero e proprio brand, quello che gli autori del sito sembrano voler creare utilizzando il nome del boss sanguinario. Nella gerenza compare un indirizzo San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, dove Ciavarrello vive da anni. Il genero del Capo dei Capi si trova attualmente agli arresti domiciliari per truffa. 

Gli inquirenti sono al lavoro per capire se il sito sia stato effettivamente creato dai familiari di Riina o se si tratti di una trovata di qualche buontempone. Nelle scorse ore il link sarebbe scomparso anche sul profilo personale di Ciavarrello, salvo essere rimosso poco dopo. Quel che è certo è che “”zu-toto.com” ha fatto in poche ore il giro del web, tra quanti hanno approfittato per rilanciare la propria opinione negativa sul boss e suoi familiari e quanti incredibilmente ne sostengono il “nome” ostentando nostalgia per il il Capo dei Capi. 

“Facciamo questa prevendita per raccogliere ordini e capitali cheservono per avviarci – continua il messaggio – visto che ci hanno sequestrato tutto senza motivo e stiamo praticamente senza… lasciamo stare, ci rifaremo se ci aiutate. Grazie in anticipo della fiducia, attendiamo numerosi i vostri ordini e poi, il tempo di costituire nuova ditta e vi spediremo quanto pre-ordinato”. Già nei mesi scorsi il genero di Riina aveva fatto parlare di sé protestando contro un provvedimento di sequestro che gli aveva sottratto alcune aziende ritenute nelle disponibilità del suocero al 41bis.

“Sono un martire perseguitato dalla procura di Palermo, ogni aiuto è ben gradito”si legge sul profilo Facebook di Ciavarrello, che aveva risposto lanciando una petizione online per raccogliere fondi in suo sostegno. Per quanto incredibile, molti avevano partecipato. Adesso la nuova “iniziativa” imprenditoriale lanciata insieme alla moglie Maria Concetta. Proprio colei che in occasione della morte del padre aveva minacciato di denunciare alcuni cronisti ritenuti importuni. Oggi la visibilità pare non dispiacerle. 

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